Il cambiamento prodotto dalla digitalizzazione è radicale e ciascuno può offrirne testimonianza. Economia, mercato, diritto, potere, democrazia: tutti questi aspetti, vasti e difficili, vengono toccati dall’informatica. Quest’ultima è il cuore della trasformazione digitale, la cui “compagna necessaria” è un’altra radicale invenzione: le tecnologie di informazione e che di comunicazione basate su Internet. La loro sinergia ha rivoluzionato lo scenario comunicativo e computazionale e ha condotto alla situazione odierna, dove la connessione raggiunge tutti luoghi e i momenti della vita umana e, per quanto di interesse, istituzionale. L’autostrada dell’informazione, come è stata definita, ha visto la luce con il diffondersi globale di Internet negli anni Novanta del secolo scorso, dopo la sua nascita nel 1969 e il suo primo diffondersi in ambito militare e scientifico attraverso infrastrutture dedicate (successivamente, vi sarà la perfetta integrazione con le reti di comunicazioni elettroniche). La sua diffusione capillare ha generato un’accelerazione senza precedenti dello scambio dei dati e delle informazioni, che dai primi sono tratte, così come del loro volume. Lo scenario, senza precedenti nella Storia, ha consentito l’espansione di idee, progetti e imprese, generando persino bolle speculative. Con l’arrivo del nuovo Secolo, si è assistito a un fenomeno nuovo: l’affermarsi di nuovi operatori, che si sono consolidati sino a divenire nuovi poteri, determinando una variazione genetica sia nella risposta normativa, sia nella tutela dei diritti, sia nell’agenda pubblica.
Le domande che scaturiscono da queste trasformazioni sono profonde, serie e ancora irrisolte.
La Rivista si pone in questo solco, con riferimento all’uso strategico dell’informatica, ai nuovi poteri, al ruolo dello Stato.
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